LE CAVE DI MAROCCO DI MOGLIANO VENTO

Meta imperdibile per ogni amante della natura, le Cave di Marocco si estendono per circa 20 ettari all’estremità meridionale del comune al confine con la provincia di Venezia.  Il contesto ambientale delle cave presenta bacini naturali di lieve profondità attraversati da canneti, cariceti (terreni prevalentemente paludosi in cui abbondano piante del genere carice) e saliceti, nei quali si riscontra la presenza del salice cinereo (Salix cinerae) della la felce palustre (Thelypteris palustris) e della frangola (Frangula alnus). La ricchezza di acqua favorisce una vegetazione florida e rigogliosa, caratterizzata da una notevole diversità arborea e floreale, con esemplari di acero campestre (Acer campestre), olmo campestre (Ulmus minor), ontano nero (Alnus glutinosa) e pioppo bianco (Populus alba). Numerose osservazioni e analisi realizzate sul territorio hanno rivelato la presenza di alcune specie vegetali e faunistiche a rischio a causa della riduzione del loro habitat, tra le quali:  la Ninfea comune (Nymphaea alba), pianta acquatica galleggiante tipica degli ambienti palustri, il cui fiore assume colorazioni che vanno dal bianco, al rosa tenue, al rosso; il Limnantemio (Nymphoides peltata), diffuso negli ambienti stagnanti e riconoscibile per i bellissimi fiori gialli. Il carapace Emys orbicularis, o tartaruga palustre europea è una specie protetta caratterizzata da colorazioni che vanno giallo al verde scuro e da una coda piuttosto lungo sia nei maschi che nelle femmine. La sua presenza attesta la salubrità di questo stupendo quanto fragile microcosmo naturale

VILLA VOLPI

Situata in via Terraglio 105, Villa Volpi fu realizzata dal grandioso architetto veneto Andrea Palladio (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580) e risale alla seconda metà del XVI secolo. Il suggestivo annesso rustico fu ricavato da un mulino del XVII secolo di cui possiamo ammirare ancor oggi le antiche pietre con i relativi fori per l’inserimento degli assi delle ruote. La residenza signorile, accuratamente restaurata e riconvertita in albergo di lusso, è riconoscibile per la nobile facciata caratterizzata scandita da quattro raffinate lesene sulle quali si staglia il timpano.

LA FILANDA MOTTA

La Filanda Motta venne costruita alla metà del XIX° secolo nelle campagne dove si abbracciano le province di Treviso e Venezia. Per oltre settant’anni i suoi grandi finestroni, i pavimenti di cotto e l’imponente ciminiera videro alternarsi decine di filandiere, che ricavavano dai bozzoli prezioso materiale serico.  A parte gli operai addetti alla manutenzione delle macchine ed agli autisti per il trasporto della produzione, venivano impiegate maggiormente delle donne per la produzione e la confezione del filato. Durante la sua attività produttiva dava lavoro a centinaia di cittadini moglianesi e non solo che potevano vantare l’appartenenza ad una delle più grosse aziende produttive di materia prima dell’intero Nord Est. Chiusa definitivamente nel secondo dopoguerra, la Filanda è stata oggetto alla fine del secolo scorso di un attento recupero archeologico-industriale che ha valorizzato i suoi spazi, convertendola in un centro di servizi moderno, di grande duttilità ed eleganza. Nella cornice aulica della campagna veneta si concentrano oggi laboratori artistici, studi creativi e consulenti di diversi settori. Il complesso architettonico e gli ampi spazi esterni sono anche il luogo ideale dove immaginare, allestire e celebrare eventi sociali, istituzionali, di moda e cultura.

LE PESCHE DI MOGLIANO VENETO

Simbolo della tradizione agroalimentare di Mogliano di Veneto, le pesche dalla polpa bianca sono una prelibatezza conosciuta ben oltre i confini del territorio di origine. Un prodotto che ha dato vita a gustose ricette, come quella ideata da Giuseppe Cipriani dell’Harry’s Bar di Venezia per preparare il primo cocktail Bellini, nel 1948. Alla fine del XIX secolo nella zona di Mogliano Veneto erano numerosi i boschetti e le siepi in cui crescevano spontanee pesche gustose. Fu proprio in quel periodo che, partendo da ibridi naturali dalle migliori varietà locali, nacquero le antiche pesche di Mogliano Veneto. Questa varietà di pesche è caratterizzata da una forma irregolare, leggermente appuntita e schiacciata. La buccia, pelosa e dai colori brillanti screziata presenta sfumature che variano dal bianco al rosso, al violaceo, mentre la polpa è bianca, spiccagnola, fondente, delicata, molto profumata e saporita e dalle piacevoli note selvatiche. Con il tempo le colture di pesche tradizionali vennero sostituite da quelle a pasta gialla di origine americana, che garantivano una maggiore produttività e una maggiore adattabilità al trasporto. Per questo motivo, oggi l’antica varietà moglianese viene prodotta prevalentemente per l’autoconsumo in frutteti e orti famigliari, grazie ai quali è stato possibile recuperare e salvaguardare questi deliziosi frutti tipici. La storia di queste pesche è strettamente legata a quella della stazione ferroviaria di Mogliano Veneto in prossimità della quale, nel 1928, sorse un rinomato magazzino per il confezionamento e la spedizione delle pesche raccolte. Oggi il magazzino è stato abbandonato, ma comunque visibile dall’esterno di Via Toti dal Monte. Anche lo stemma cittadino, che raffigura una cornucopia da cui fuoriescono proprio tre pesche, rivela il profondo legame della storia e della cultura locale con questo frutto. Clicca qui per vedere un filmato dell’epoca direttamente dagli archivi dell’Istituto Luce

PARCO DI VILLA LONGOBARDI

Il parco di Villa Longobardi nasce come pertinenza di Villa Seymour, che nel 1831 passa in proprietà alla Famiglia Vida, che fa ampliare il parco, su progetto dell’Architetto A. Caregaro Negrin. L’intervento viene effettuato tra il 1855 e il 1861. A fine ‘800 il complesso viene venduto alla Famiglia Stucky, la villa è demolita e riedificata più grande, inoltre si costruiscono altre pertinenze.

VILLA TORNI 

Situata in località Torni, ad est di Mogliano Veneto, Villa Torni è una villa veneta. Alla metà del Settecento apparteneva a Daniele Fedan, dal quale passò ai fratelli Alvise e Giovanni Battistiol Torni. L’ultimo membro della famiglia, Marco di Alvise, lasciò il complesso alla Congregazione di Carità di Venezia. È la sede attuale dell’Istituto pio “Costante Gris”, eretto nel 1882, per volere del sindaco Gris,  fra i primi pellagrosari in Italia. Al suo interno presenta una saletta affrescata da Giambattista Crosato (1685-1758). In due grandi riquadri delle pareti sono illustrati episodi dell’Orlando Furioso; tutti gli altri spazi sono finemente decorati con motivi ornamentali fra i quali spiccano dei bellissimi vasi. L’affresco del soffitto, entro una cornice barocca dipinta, raffigura l’Aurora.

IL MONUMENTO AI CADUTI

Il 4 luglio 1926 il Duca d’Aosta in visita a Mogliano Veneto presenziò all’inaugurazione solenne del monumento ai Caduti. Il monumento è opera dello scultore moglianese Giuseppe Vasco Vian. I numeri parlano da soli, nel corso della Grande Guerra Mogliano ha dato ben 260 dei suoi figli alla Patria, la maggior parte di questi è caduta tra il 1917 e il 1918. Sono tutti ricordati in una grande lapide nella Sala Consiliare del Municipio e nei monumenti di Mogliano, Zerman e Campocroce

MULINO TURBINE

A sinistra del Terraglio sulla riva del fiume Zero si trova una grande costruzione nota anche con il nome di Mulino Turbine o Mulino Valerio. La costruzione risale al Settecento ad opera dell’ingegner Brachi che lo possedeva e fungeva proprio da mulino portando le acque verso i campi da irrigare. Si tratta di un edificio imponente a pianta rettangolare che si sviluppa per tre piani e presenta un tetto spiovente con tegole rosse. Ha svolto la sua funzione fino al XX secolo ed in seguito è stato trasformato in un complesso abitativo che oggi appartiene a diversi privati. È il mulino più antico della zona ed è quello che ha funzionato più a lungo di tutti

VILLA CONDULMER

Villa Condulmer, ubicata nella campagna trevigiana attigua a Venezia, è una Villa Veneta la cui datazione esatta rimane incerta. Secondo il Mazzotti le origini sono seicentesche; secondo il Venturini fu invece eretta nel 1743 su commissione del patrizio veneziano Alvise Condulmer. Fonti autorevoli asseriscono che la Villa fu costruita sulle rovine di un antico monastero, attribuito al XVI secolo, e le cui vestigia sono da riferirsi alla barchessa ortogonale la casa domenicale. Nei secoli la villa subì svariati passaggi di proprietà, tutti legati all’assenza di discendenti della dinastia che possedeva la Villa. Dai Condulmer, infatti, la Villa passò alla nobile famiglia dei Grassi, in seguito al conte Giovan Battista Tornielli, e quindi alla famiglia dei Bonaventura, che tuttora ne è proprietaria insieme alla famiglia Monti. Secondo i dettami delle Ville Venete del XVIII secolo, che vede gli esempi più grandiosi di villa, committenti e ricche famiglie, è lo spazio di rappresentanza ad essere privilegiato, con l’edificio signorile preceduto dal giardino in configurazione assiale. L’accesso principale, situato sul lato orientale alla fine di un viale, è caratterizzato da un cancello in ferro battuto con pilastri in mattoni a vista e finiture in bugnato, il tutto ornato da statue. Seguendo il viale d’entrata, dopo la statua centrale contornata da un’aiuola, i due monumentali alberi secolari rappresentati dal cedro dell’Atlante a sinistra e il cedro del Libano a destra. Le due maestose piante sono ad adornare l’entrata dell’edificio signorile, che rivolge a sud il suo fronte principale, nonostante le due facciate siano tra loro identiche. Il piano terra è leggermente rialzato, con i quattro gradini che portano all’ingresso, oltrepassato il quale il visitatore viene accolto dal grande salone passante, fulcro dell’edificio. La pavimentazione è in terrazzo alla veneziana; pareti e soffitto sono adornati da pregevoli stucchi; simmetrici e maestosi i due antichi e rari lampadari realizzati a mano in vetro di Murano. Sempre nel salone, si possono ammirare 4 affreschi in tema bucolico, realizzati intorno alla metà dell’800 dal pittore Eugenio Moretti Larese. In particolare, il secondo a destra, ritrae l’allora proprietario della Villa, il conte Giovan Battista Tornielli, assieme all’amico Giuseppe Verdi. Il compositore su invito del conte, soggiornò nella Villa a partire dal marzo del 1853, per rilassarsi dopo la tanto criticata “prima” de La Traviata. Nella parte centrale del salone una grande porta voltata ad arco è affiancata da una finestra per parte. Salendo le scale, tra loro simmetriche, si arriva al piano nobile, caratterizzato anch’esso da un ampio salone con pavimento in terrazzo alla veneziana, un imponente maestoso lampadario settecentesco in vetro di Murano al centro di un pregevole stemma gentilizio, una terrazza sporgente, e una notevole verticalità. Fiore all’occhiello della Villa, il grande parco settecentesco disegnato dall’Architetto Sebatoni, dove è facile rilassarsi in tranquille passeggiate nella quiete. Numerosi gli alberi imponenti e rari, catalogati come monumentali e secolari. In particolare, ai bordi del laghetto, i rari esemplari di Cipresso delle Paludi. Di notevole interesse il piccolo padiglione che si affaccia sul lago, le statue, le rovine, i numerosi fiori e le essenze tipiche dei parchi secolari; infine la grande e bella piscina in mezzo al verde. Attigua al parco della villa, una cappella settecentesca, attualmente sconsacrata.

Collegio Salesiano Astori

Fondato nel 1882 il Collegio Salesiano Astori nasce come colonia agricola, grazie alla donazione della Contessa Bellavite Astori, da cui trae il nome, desiderosa di fondare una iniziativa in favore dei figli dei contadini, date le difficoltà del Veneto rurale di fine ‘800. Ben presto l’offerta formativa si aprì anche all’insegnamento di altri mestieri, in particolare nel settore artigiano. Già nel 1883 aprirono le scuole elementari e il ginnasio. Il Collegio ha dovuto abbandonare la sua sede e la sua funzione scolastica nel 1916 per divenire Ospedale da Campo. Molti salesiani erano stati chiamati alle armi e l’attività scolastica, ormai in forma ridotta, era stata trasferita a Villa Bianchi. L’Astori ospitava un Ospedale Militare operante fino alla fine della guerra, come struttura di riferimento per le prime cure mediche. Aveva 200 posti letto ed era attrezzato per i casi più gravi. Nel corso della Grande Guerra il Collegio è stato anche sede del Comando XIII Reparto d’Assalto e Direzione e Redazione de “La Tradotta” il giornale della III Armata